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Achille Torelli - La vita

Achille Torelli

a cura di Marco Di Maro

 

Come tutti i raggi del sole per entro una lente si riducono a uno solo, così tutte le potenze delle Arti si riducono ad una sola sul Teatro.

A. Torelli

"I Mariti"

Cessate le ostilità della III guerra d'indipendenza ritroviamo Torelli per alcuni mesi a Firenze dove pare abbia concepito e scritto il suo capolavoro: I Mariti.
La commedia venne data alle scene la sera del 23 novembre 1867 al Teatro Niccolini di Firenze e un mese dopo a Napoli dalla compagnia del noto Luigi Bellotti Bon. Il consenso di critica e di pubblico fu unanime. Federico Verdinois scrisse, sintetizzando le numerose recensioni del tempo:
"L'entusiasmo ruppe ogni limite. La commissione dell'accademia della Crusca, [… ] andò a complimentare il Torelli sul palcoscenico, ed il ministro della Pubblica Istruzione gli ottenne la croce di cavaliere. Il pubblico strepitava in platea e non si stancava di acclamare il poeta".
Il successo fu davvero meritato, Torelli da sempre aveva saputo leggere nel gran libro della società traendo dal vero i suoi personaggi e ora era riuscito con studio accuratissimo a riprodurre quell'aristocrazia, che, finito il suo ciclo di egemonia politica e sociale, ne aveva iniziato uno nuovo di egemonia mondana.
Ne I Mariti si condannava l'amoralità e le degenerazioni dell'aristocrazia, a cui l'autore rimarrà indissolubilmente legato, e a un tempo si profilava l'alternativa della borghesia moderna. Anche tecnicamente la commedia risultava nuova, non d'intrigo né propriamente di carattere, ma per quadri d'insieme svolti con leggerezza ed equilibrio.
Intanto il successo lo proiettò nei salotti bene di molte città italiane. A Firenze conobbe e amò Aimée Desclée, nota attrice del tempo, frequentò Luigi Capuana e il De Amicis. A Milano nel salotto della sua cara amica: Contessa Clara Maffei, incontrò Giovanni Verga e Emilio Praga e, più tardi, Marco Praga. Qui visse una fallimentare storia d'amore con la duchessa Eugenia Litta Bolognini.
Quando le commedie successive a I Mariti, Fragilità e La Moglie ricevettero tiepidi consensi fu la contessa Clara Maffei a sostenere il Torelli soprattutto attraverso Alessandro Manzoni che dopo il successo di Triste Realtà del 1871 ricevette l'autore incitandolo a ignorare la critica.
Il Manzoni e Verdi furono sempre in contatto con Torelli esortandolo a non lasciarsi prendere dal timore dell'insuccesso.
Nell'aprile del '72 a Venezia l'autore sceneggiò L'uomo mancato, commedia che attestava la sua vicenda di commediografo sull'orlo del declino.
La scomparsa della madre cui Torelli aveva dedicato tutta la sua esistenza e i primi insuccessi teatrali, chiudono idealmente il decennio del 1860 e il periodo di maggior fortuna artistica di Torelli.