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Raffaele Viviani - La vita

Raffaele Viviani

a cura di Nunzia Acanfora


E ce ne stanno fatiche...

R. Viviani

La parabola dello scugnizzo

Lo Scugnizzo è una di quelle caratteristiche figure di tipi partenopei che costituiscono tutto quel repertorio di macchiette e di numeri che fecero di Viviani, agli inizi del secolo, un attore di grande successo, tanto che la sua esperienza può essere paragonata a quella di Fregoli, di Petrolini e di Chaplin.
Nel 1904, scritturato al teatro Petrella di Napoli, Viviani interpreta per la prima volta la macchietta 'O scugnizzo di Giovanni Capurro e musicata da Francesco Buongiovanni. Fino ad allora 'O scugnizzo era stato rappresentato sempre e con grande successo da Peppino Villani, uno dei comici più famosi dell'epoca; ma l'interpretazione offerta da Viviani fu decisamente nuova e diversa: introdusse le capriole ed il gesto di chiedere il soldo alla fine di ogni capriola. Quest'ultima innovazione è significativa perché introduce così per la prima volta il principio del rapporto diretto con il pubblico. Tale trasformazione ideata da Viviani, rispetto all'esecuzione della macchietta di tipo tradizionale, rappresenta solo una prima elaborazione del testo realizzata dall'autore.
Da questo modello iniziale - come osserva Antonia Lezza - Viviani crea un vero e proprio sistema che si fonda su una nuova organizzazione dei materiali. Le fasi di questo sistema sono tre: a) 'O scugnizzo, di Capurro-Buongiovanni (1904); b) Scugnizzo - Via Partenope (atto unico, del 1918); c) L'ultimo scugnizzo (in tre atti, del 1932).
Nel sistema di Viviani lo scugnizzo non viene rappresentato secondo quelli che sono i canoni della cultura egemone (Ferdinando Russo, per esempio), come il monello, il piccolo cialtrone che vive di espedienti, ma nell'opera vivianea avviene un vero e proprio processo di trasformazione della categoria: lo scugnizzo di Viviani - come sottolinea Antonia Lezza - assume un atteggiamento di rottura con il mondo circostante, appare impertinente, sfrontato, irato, aggressivo nei confronti della classe dominante, non ha alcun moto di pietà verso chi soffre.
Nel testo Scugnizzo - Via Partenope l'autore ci offre una rappresentazione maggiore ed ancora più intensa del dolore, dell'indigenza e della sofferenza. Nell'ultima fase (L'ultimo scugnizzo) si avverte nello scugnizzo la volontà di cambiare totalmente, di superare il passato, ma senza rifiutarlo, di entrare a far parte della comunità civile e sociale, di inserirsi nel mondo del lavoro. Ma a 'Ntonio Esposito (L'ultimo scugnizzo) la sciorta negherà la possibilità di essere pienamente felice, il figlio che sta per nascere e per il quale egli si è deciso a cambiar vita, a lasciare un passato precario, è nato morto. Avviene così che 'Ntonio, nonostante i suoi sforzi di inserirsi nel mondo del lavoro, di vivere un'esistenza felice, comprende di essere diverso dagli altri, e ricade nel ruolo di emarginato senza alcuna speranza di cambiamento. Ecco che i concetti di scugnizzo, di emarginato e di povero si identificano.