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Raffaele Viviani - Il cinema

Raffaele Viviani

a cura di Nunzia Acanfora


E ce ne stanno fatiche...

R. Viviani

Valentino e Viviani, segreti di un cinema perduto

Restaurati dal Nederlands Filmmuseum Beyond the rocks e Un amore selvaggio sullo schermo di Bologna

Il divo più amato del cinema muto e uno dei più grandi attori-autori del teatro napoletano protagonisti di due storie d'amore e gelosia

Chissà come mai è dal Nederlands Filmmuseum che sono arrivati negli ultimi anni i ritrovamenti più sorprendenti del cinema del passato, per esempio il miracoloso recupero di alcuni film muti italiani in grado di riaprire un capitolo storiografico limitato a una lista finora piuttosto striminzita, alla quale oggi possiamo aggiungere una delle rare interpretazioni cinematografiche di Raffaele Viviani. Ma non è questa la chicca più preziosa che i partners olandesi hanno messo a disposizione della diciannovesima edizione di Cinema Ritrovato (a Bologna da 2 al 9 luglio scorso), costituita invece dalla scoperta e dal restauro di un film perduto di Rodolfo Valentino con Gloria Swanson, Beyond the Rocks.
Probabilmente nei Paesi Bassi c'era qualche collezionista appassionato di pellicole e icone italiane, o forse il mercato costruiva strane nicchie che alla fine hanno creato un deposito segreto e intermittente di riscoperte. Nell'affollato programma bolognese questi due ritrovamenti spiccano per l'eccezionalità del performer che li interpretano piuttosto che per le qualità estetiche delle pellicole, proponendo il divo in assoluto più amato del cinema muto, Valentino, e uno dei più grandi autori e attori del teatro napoletano, di cui esiste scarsissima documentazione audiovisiva. Un Valentino ritrovato è di per sé una bella gratificazione per i cinefili, ma in questo caso la datazione del reperto lo rende ancora più significativo. Questo film infatti appartiene al periodo di ascesa della star, dopo il successo nei Quattro cavalieri dell'Apocalisse col suo mitico tango, ma prima del consolidamento della sua figura divistica. Nei suoi primi film, quando ancora non si chiamava Valentino, Rodolfo Guglielmi di Castellaneta interpretava spesso lo "sciupafemmine", il seduttore rovina-fanciulle o il malvivente da strapazzo, in linea con la sua sregolata biografia di gigolo, di giovane spiantato che viveva di espedienti in un'America difficile, nel momento in cui montava la xenofobia antitaliana (e anti sindacale) che coincide con il caso Sacco e Vanzetti e la repressione dei Palmer raids. L'ascesa dell'attore corrisponde infatti a una rappresentazione del tutto negativa degli italiani nel cinema americano, che egli sembra ribaltare con la seduzione del suo sguardo avvolgente. Beyond the Rocks, restaurato coi suoi bei colori per imbibizione, è un film di prestigio, che affianca Valentino alla star Gloria Swanson, a partire da un romanzo della regina del soft porn dell'epoca, Elinor Glyn.
La giovane Theodora-Swanson viene salvata da un bagno fuori programma nel lago dal seducente lord Bracondale-Valentino, ma è costretta a sposare un attempato milionario.
In una gita sulle Alpi l'atletico lord può esibirsi in un secondo salvataggio tra i picchi innevati, ma i due non vogliono trasgredire le regole sociali che il matrimonio impone e si separano. Il marito però, compresa la lealtà della moglie e i suoi veri sentimenti, se ne va a scavare nel deserto sahariano e viene ucciso dai predoni, legittimando la coppia a unirsi sul suo cadavere. Il film radica dunque l'immagine di un Valentino amante e innamorato, di un corpo atletico associato a uno spirito generoso e romantico, una spiritualizzazione dell'eros che lo distilla sublimandolo, piuttosto che nasconderlo. La storia è trita, la regia di Sam Wood di una piattezza desolante, la Swanson troppo sovraccarica di sete, broccati e make up per essere credibile nella sua tensione spirituale: non ci sarebbe alchimia alcuna se non fosse per un Valentino sobrio, che domina lo schermo con un controllo che conferma, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, sia le sue ottime doti di interprete che l'indicibile magia della sua seduttività davvero atemporale.
Il film è tutto suo, oggi, proponendoci uno di quei misteri della storia culturale che a volte non permettono di spiegare in modo meccanico la popolarità di una personalità mediatica: pur muovendosi in un contesto di rifiuto egli ha trionfato nell'immaginario, malgrado le tracce dei pregiudizi perdurino, per esempio nel gossip negativo che ha sempre circondato la sua sessualità, allo scopo di arginare il suo carisma erotico sulle donne americane, o le sue capacità attoriali, che vengono valorizzate proprio nel confronto con la mitica Swanson del muto. Un amore selvaggio invece fa parte di un trittico che Viviani, affiancato dalla sorella Luisella, ha interpretato per la Cines nel 1912.
Storia di amore, gelosia e differenze di classe, ambientata in Sicilia, è una autentica rarità: girato quando il cinema italiano era famoso nel mondo per i suoi spettacoli epici in costume, questo film è allo stesso tempo primitivo e sorprendente. Primitivo perché articolato ancora per quadri teatrali e recitato in modo enfatico, ma realistico e arioso nella sua ambientazione agreste e incisivo nel modo in cui mostra l'arroganza del figlio del padrone che respinge la contadinella sedotta, o mette in scena la reazione appassionata del fratello che ne difende non tanto l'onore quanto la vulnerabilità.
Viviani è ancora piuttosto giovane (24 anni) e forse non ha ancora maturato il suo profilo di interprete; d'altro canto gli stilemi del muto non gli consentirebbero quel lavoro naturalistico per cui è invece noto successivamente.
Il suo contributo più interessante al film è quindi la scena sociale rappresentata: un ambiente contadino attraversato dall'arroganza del padronato, tematica davvero inconsueta nella produzione Cines del tempo.

Giuliana MUSCIO, "Il Manifesto", 20 luglio 2005.