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Achille Torelli - La vita

Achille Torelli

a cura di Marco Di Maro

 

Come tutti i raggi del sole per entro una lente si riducono a uno solo, così tutte le potenze delle Arti si riducono ad una sola sul Teatro.

A. Torelli

Formazione ed esordi

Di antiche origini albanesi, Achille Torelli nacque a Napoli il 5 maggio 1841 da Vincenzo, avvocato, giornalista ed epigrammista e da donn'Anna de Tomasi dei principi di Lampedusa (zia del famoso autore de Il Gattopardo), fervente cattolica e figura chiave nell'opera dell'autore.
Il padre Vincenzo Torelli fu un assiduo della corte borbonica e dal 1856, come sappiamo dalla Storia del Teatro Napoletano di Viviani, fu segretario e socio del Reale Teatro San Carlo. Da qui i noti rapporti d'amicizia con i grandi artisti del tempo quali Rossini, Donizetti, Tommaseo, Morelli e soprattutto Verdi che ebbe per tutta la vita rapporti di sincero affetto verso Vincenzo Torelli e poi con il figlio.
Dai sei ai sedici anni frequentò con profitto, a Napoli, l'Istituto francese di Isidoro Boubée, gestito da religiosi e laici ligi all'ortodossia reale, in anni di stasi, se non di involuzione, per la cultura napoletana in cui i Borboni riescono a monopolizzare completamente le sorti della cultura. Il giovane autore approfondì in questi anni gli studi di filosofia, soprattutto di etica del mondo antico e di estetica; studiò la lingua francese, le letterature greca e latina e la matematica. Intanto secondava la sua passione per il teatro insieme al giovane conte Edoardo Lucchesi Palli e cominciava a scrivere sul giornale paterno, "l'Omnibus", occupandosi di varia attualità e poi di Cronache teatrali. Fu proprio su "l'Omnibus" che pubblicò, a puntate, il suo primo romanzo che poi diede alle stampe nel 1857 con il titolo di Ingegno e Fortuna. Il racconto è ambientato nella Francia del XVII secolo. Protagonista è un giovane artista d'ingegno, Filippo Champagne, di Bruxelles, in cerca di fortuna a Parigi. È un romanzo molto interessante e ben costruito in cui emergono con nitore i temi autobiografici che saranno costanti nella scrittura torelliana. Il motivo della donna-madre e la sensibilità acuta per il sentimento materno: "mia madre prima di tutto".
Il protagonista pittore dipinge un quadro della Vergine, sul quale, alle prime luci dell'alba, vede il volto della madre. Altro sintomatico motivo è "il bisogno della religione". Il tutto sullo sfondo di un ambiente aristocratico di conti e visconti contrapposto a "quei tali, che giunti da bassa ad elevata condizione, mirano con orgoglio le dovizie che posseggono, ma se si volgono indietro a guardare la loro nascita e il fango da cui son venuti, divengono vili ai loro occhi".