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Achille Torelli - La vita

Achille Torelli

a cura di Marco Di Maro

 

Come tutti i raggi del sole per entro una lente si riducono a uno solo, così tutte le potenze delle Arti si riducono ad una sola sul Teatro.

A. Torelli

Dopo il '70

Nella mutata situazione politica e spinto dai molti problemi sociali emergenti nel 1876 il commediografo si candida alle elezioni politiche della sua città tra le fila dei liberali moderati ma non fu eletto. In seguito fu membro della commissione permanente per l'arte musicale e drammatica e direttore dell'Accademia Filarmonica di Napoli dove fece sceneggiare La partita a scacchi del Giacosa che rimase da allora suo devoto amico. Diradò, ma non interruppe mai, l'attività teatrale e i suoi drammi si recitarono in giro per l'Italia, tra le altre commedie la bellissima Colore del tempo, mentre dava alle stampe I Rosellana.
A Bologna dove aveva abitato per qualche tempo stringendo amicizia con Enrico Panzacchi pubblicò nel 1878 il volume di poesie: Schegge. Torelli scrisse versi tenui in stile neoclassico, dai toni nitidi e melodiosi. In questa città frequentò una donna, la marchesa Iniga di San Nero, a cui si ispirò per il tipo della marchesa Iniga, una delle protagoniste di Rapisco mia moglie del 1882 in cui recitò anche una sua vecchia amica: la contessa Teresa Ravaschieri.
Tra il 1877 e il 1879 fu preside al Liceo comunale "Domenico Cirillo" di Napoli e nell'Ottanta compose Scrollina che rappresento un anno dopo a Bologna. Scrisse anche un romanzo d'appendice: L'Amore che dura che per i toni decadenti e cupi dei personaggi e dell'intera vicenda familiare, il Croce definì "Strano". Da questo romanzo tolse gli spunti degli ultimi suoi drammi: L'israelita (1883),) Filia suavissima (1892) e L'ultimo convegno (1896); per la Galleria teatrale del Barbini pubblicò Madre e altri drammi.