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Peppino De Filippo - Terza pagina

Peppino De Filippo

a cura di Daniela Piscopo

 

Considerate, vi prego, il mio teatro lo specchio di voi stessi...

P. De Filippo

 

La dittatura di Peppino

Peppino non è solo un grande attore, egli è un autore di grande rilievo e validità. Scrittore d'istinto, si muove nell'arco tradizionale su due binari paralleli del teatro educativo e distensivo. Egli ha rivoluzionato dal 1930 tutto uno schema di rappresentazioni teatrali che fino ad allora si limitavano ad una pedissequa imitazione del teatro francese. Ha portato avanti un modo tutto italiano di fare teatro. Ha lasciato la circoscrizione provinciale in cui affogava la farsa e ha affermato i canoni di una nuova recitazione, affrontando di orpelli inutili la stessa lingua teatrale. Peppino presenta sulla scena l'uomo come in effetti è. I temi essenziali dell'umanità: la miseria, la sudiceria (morale e reale), l'abiettezza, la follia, l'illusione; in contrasto con la mitezza, il candore, la saggezza (anche se paesana, cafona) sono il tessuto primario su cui si stende la trama, molto spesso apparentemente leggera, di una farsa che si proclama di divertimento ed in verità ha sempre un crepitio di valida comicità pur convogliando il pensiero ad una riflessione che fa corrugare il labbro sorridente in una smorfia di commiserazione. Lo spirito e il buon umore non sono mai fine a se stessi: l'umanità esplosa nelle lotte e nelle perversioni viene ricomposta nei suoi brandelli con tanto amore oltre che con intelligenza.
La tecnica interpretativa di Peppino sembrerebbe la più semplice, naturale quasi, come se il personaggio e l'interprete fossero vissuti sempre insieme. Non si riesce a cogliere nessuna scollatura come se si trattasse di un tessuto unico, di un corpo solo. Eppure quanto studio costa al suo genio la semplicità, la rappresentazione riproducente il respiro organico: solo chi conosce la sua scrupolosità potrà testimoniare che il tutto è frutto, anche, di una squisita elaborazione.
Maschera che non conosce doppisensi né artifizi; che da impassibile e quasi immobile, quasi in contrasto col movimento della vita scenica, si scatena all'improvviso senza ricerca cervellotica, ma spontanea e travolgente.

E. CAPUANO, "Dramma", 5 maggio 1975.