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Enzo Moscato - Il pensiero teatrante

Enzo Moscato

a cura di Isabella Selmin


Nessuna parola già detta andrebbe abbandonata mai, in teatro.

E. Moscato

 

Per Annibale Ruccello

"Muore giovane chi è caro agli Dei"
(Menandro)

Mi facevi morire dal ridere con le tue calzamaglie opache,
mi facevi morire.
Con i tuoi rossetti stinti, da vecchia 'Mamma'
e il fondo tinta fuori tono
da pazza Jennifer, specchio di Mina.
Col tuo pacchetto di Multifilter usato anche in scena,
mi facevi morire,
in tutte le scene, morire e ridere facevi chiunque,
agitando il tuo piede e il tuo dito
da ingenuo/furbo
Gulliver di provincia.
Anche con i tuoi urli di regista 'guaglione',
mi facevi morire
e se ridevo erano multe e repliche in supplemento.
E la sedia su cui ti agitavi,
da cui parlavamo,
attorno a cui io ti provocavo con un cerino
per il tuo prezioso costume infiammabile
nella famosa 'Tempesta'.
E i rosari che sgranavo a vituperio del cibo,
a me inviso,
e delle recite e dei paesi con fiere di cani al posto dei sipari,
con provole appese sui fili al posto delle luci.
Destino degli 'enfant' e dei 'prodige',
percorrere boschi e mulattiere
in change for Brodway and Beverly Hills?
Non so:
comunque destino tuo e destino mio
in questo bordello di mare
nemico ai suoi giovani eroi.
Stanotte in cinque, tuoi amici,
ai gradoni della vita
strappiamo il vino del ricordo,
ognuno lasciandotene un sorso,
per quando verrai,
per quando verrai.

Enzo Moscato, 13 settembre 1986