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Enzo Moscato - Il pensiero teatrante

Enzo Moscato

a cura di Isabella Selmin


Nessuna parola già detta andrebbe abbandonata mai, in teatro.

E. Moscato

 

Sul come penso a "vendere" il mio testo ai circuiti e alle compagnie...

No, carissimi amici. Non posso pensare proprio a vendere niente.
Voi lo sapete che non c'è un vero e proprio mercato del Teatro in Italia (diversamente da altri paesi, in cui l'ambito di circuitazione di artisti e di opere attinenti la ricerca, si sposa, in modo più o meno equilibrato, con una parallela circuitazione di cose e di proposte più commerciali), chi dice il contrario è un bugiardo o gli conviene avere le traveggole!
Qui, in Italia, ci si affida, per lo più, all'atavico tam-tam della giungla in sedicesimo dei teatrofili, all'eco dell'eco di chi ha visto, o intravisto, per una frazione di giorno, una determinata cosa in un luogo, o ne ha sentito solo parlare e, sgomento, ne riferisce con tono leggendario. Io e tanti altri, in Italia, assieme alle nostre 'cose' (che poi sono masserizie, pezzenterie, checché ne dica il bravo Branciaroli) possiamo dichiararci tranquillamente dei miracolati: perché siamo (perlomeno) apparsi e tanto ci basta. Siamo forse emersi dall'oceano del mediocre premiato, del non-necessario e del futile pluri-lodato (e sovvenzionato), per pura intercessione, presso l'Eterno, di qualche santo o beato o martire.
Rendiamogli grazie, dunque, e continuiamo a sperare che 'aùmme-aùmme', come si dice qui, da noi, lo faccia ancora e a lungo.

Enzo Moscato