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Enzo Moscato - Il pensiero teatrante

Enzo Moscato

a cura di Isabella Selmin


Nessuna parola già detta andrebbe abbandonata mai, in teatro.

E. Moscato

 

La condizione di drammaturgo

Su questo non ho le idee chiare. Non le ho mai avute.
Forse, non le voglio nemmeno avere. A Teatro, essere ciechi, come Tiresia, non è detto che non ti metta in grado di vedere di più. Comunque, drammaturgo e drammaturgia sono delle etichette, e queste, come del resto qualsiasi formula, tendono a de-complessizzare un fenomeno; a ridurlo, impoverirlo, schemizzarlo, de-sostantivarlo. Perciò non penso mai se sono o se sto facendo il drammaturgo o la drammaturgia, proprio per evitare trappole e chiusure, asfissie o strangolamenti creativi.
Mi limito a cercar di costruire qualcosa, che poi sono i miei sogni, i miei incubi, i miei deliri, le mie ragioni, le mie impossibilità. Costruirli cercando di tirarli fuori dall'irrealtà, dal magico-onirico interiore da cui germinano.
Dal fondo di desideri e dolori, a volte percepiti lucidamente, a volte no, che qualcuno afferma trovarsi sotto il nostro cuore. Perché il cuore, a dispetto dell'immondo romanticismo che, nei secoli, ce lo ha ridotto a un truce pezzo di cioccolata, va invece investigato e guardato, nonché rispettato, per l'amaro che secerne. Riguardo poi al dibattito intorno alla futura legislazione che dovrebbe investire il Teatro, ne resto attonito. Può mai esserci una qualsiasi legge o forzatura nomologica che ci dica cosa o non cosa fare rispetto ad una Festa, un Ludo, un Certamen (o, al contrario: un Lutto, un'Esequie, un Rito/Passaggio di morte), corali, popolari, universali, quali il Teatro dovrebbe suggerire? Secondo me, è proprio perché, nei secoli, si sono sovrapposte le Leggi (espressione sempre di chi ha paura della Vita) all'istintivo bisogno della gente di rappresentarsi coraggiosamente in piazza, in 'agorà', all'ancestrale suo bisogno/desiderio di togliersi/di mettersi la maschera "coram populo" e da lì colpire al cuore il Potere, che oggi le cose si sono deteriorate ed equivocate intorno al Teatro. Certo, bisogna imparare a distinguere il vero dal falso, il bello dal brutto, l'autentico dal contraffatto, il saggio dallo sciocco, ma ciò riguarda la pedagogia, la scuola, l'istruzione dell'individuo - che purtroppo ancora vede inesistente l'informazione Teatro dentro gli abbecedari - non le Leggi, ammenoché, appunto, una di esse, non cominciasse a insegnare alla gente cos'è il gusto e cos'è il giusto, cosa che non mi pare si proponga di fare la sedicente nuova legislazione dei palcoscenici, in Italia.

Enzo Moscato