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Enzo Moscato - Il pensiero teatrante

Enzo Moscato

a cura di Isabella Selmin


Nessuna parola già detta andrebbe abbandonata mai, in teatro.

E. Moscato

 

Dalla Carta alla Scena

Se la scena è vissuta non in modo rigido, pesante, dogmatico, ma come se fosse friabile, infiammabile, trasparente, cartacea, né più né meno alla stessa stregua di una pagina fatta però di corpi/passi/voci/gesti/soffi, globalmente intesi come Scrittura, e, a sua volta, la carta, la pagina, la trama, la frase, il rigo, l'interpunzione, fosse vissuta come scena, prolessi sonnambula, agglomerarsi, fantasmatico e materico, di ciò che accade nell'istante misterioso dell'ispirazione, allora la dicotomia annosa dei due termini opposti cadrebbe, sarebbe fatalmente destinata ad abolirsi e a darci finalmente il Teatro.
Che è la Vita stessa nell'atto di scriversi e i cui strumenti, generanti segni-senso, sono sentimenti-passioni-idee-sangue-umori-linfa-carne. Inoltre, rispetto alla pagina-scena, rispetto alla carta-evento vivo, io propongo sempre, a me stesso e agli attori, grandi e piccini, che lavorano con me, una grande e non finta libertà. Un grande, per quanto faticoso, proposito eversivo.
Voglio dire che ciò che voglio domini, incontrovertibile, su tutti gli elementi componenti quella (peraltro) elusiva - multipla cosa che è detta Teatro, per me è sempre, in primo luogo, la necessità espressiva, il bisogno soggettivo di dire e di elaborare, emotivamente e in termini personalissimi, quel determinato testo o quella determinata suggestione/indicazione, senz'alcun dogmatismo o passività, senz'alcun ingombrante Ipse dixit, autorale o registico.
Quest'atteggiamento, a mio avviso, non solo rende esattamente orizzontale, cioè paritario e sincronico, non verticale e gerarchico, il gioco drammatico, ma, mettendo in contatto il soggetto-attore col proprio demone/angelo creativo personale, fa di esso, ogni volta, un passaggio-sconfinamento dionisiaco, numinoso, orgiastico, liturgico, che poco ha a che fare cogli aridi e risaputi schemetti di formazione/de-formazione professionale, o professionistica, tanto in auge, oggi, nel 'partito' Teatro, o di ciò che, usurpando/distorcendo il senso di tale, religioso appellativo, si presenta come tale.

Enzo Moscato