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Enzo Moscato - Il pensiero teatrante

Enzo Moscato

a cura di Isabella Selmin


Nessuna parola già detta andrebbe abbandonata mai, in teatro.

E. Moscato

 

I materiali umani, ambientali, umorali

Innanzitutto essi, com'è noto, sono tratti o ispirati dal e al cosmo, micro e macro, umano e dis-umano al contempo, della città che mi ha dato nascita e origini e in cui ancora attualmente vivo: Napoli. E, dal momento che teatralmente io non faccio una gran differenza tra azione e pensiero, corpo e mente, gesto e parola, sono prima di tutto materiali linguistici, voglio dire: esprimono e sono espressi da quel megacontenitore, spirituale e materiale, storico ed attuale, di tradizione e di più spinta ricerca laboratoriale, che è per me la Lingua e, nella fattispecie, la grande Lingua Scenica Napoletana. In questo senso, tutto ciò che appare nel mio teatro, dal corpo degli attori ai loro sentimenti, dall'oggetto d'appoggio alle storie narrate, dai costumi ai movimenti, alle atmosfere, agli indici prossemici, sono eminentemente sue figure, metafore, metonimie, allusioni, doppi, permanentemente sospesi tra realtà e ir-realtà, natura ed artificio, riflesso mimetico dell'esterno e pura invenzione fantastica.
In altri termini, cercano di esprimere compiutamente quella che, nelle leggi della Retorica, viene definita dimensione ossimorica, cioè la tensione a tenere insieme, senza risolverli in false figure di conciliazione o incastro, tutte le contraddizioni o le opposizioni che una data situazione suole presentarci.
È così che quando indico Napoli come espressione massima, al contempo concreta e astratta, fecale e sublime, dell'ossimoro, dell'ibrido, della 'coniunctio oppositorum', non ho timore d'impoverirmi o ridurmi a una mera dimensione local-spettacolare, perché la indico come indice ossimorico di ferite universali, coacervo inestricabile di tensioni-contraddizioni presenti, passate, future, globali e particolari, generiche e unicissime, specchio di una 'realtà' senza dubbio rilevabile su carte geografiche e contemporaneamente introvabile, utopica, puramente immaginaria, di quell'immaginario sprofondato del Mondo, che appartiene a tutte le razze eppure si lascia esprimere al meglio, di volta in volta, solo da qualcuna di esse in particolare.

Enzo Moscato