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Autori - Eduardo De Filippo

Eduardo De Filippo

a cura di Vincenzo Albano

 

Ogni tentativo di dare alla vita un qualunque significato è Teatro.

E. De Filippo

 

 

Non ti pago

Scritta e presentata al pubblico nel 1940, la commedia viene messa in scena per la prima volta al Teatro Quirino di Roma dalla Compagnia “Teatro Umoristico i De Filippo”, interpretata dai fratelli Eduardo e Peppino De Filippo. Nel 1943 ne viene poi realizzata una versione cinematografica, per la regia di Carlo Ludovico Bragaglia.
Non ti pago fu registrata per la televisione il 13 gennaio del 1956, in diretta dal Teatro Odeon di Milano; successivamente, la commedia viene allestita anche all’estero, a Parigi e Buenos Aires.
La vicenda ruota intorno al personaggio di Ferdinando Quagliulo, proprietario di bancolotto, figura grottesca e tradizionale che sfida ogni regola familiare e sociale per far rispettare quella che reputa la volontà del defunto padre. E se nella tradizione popolare il gioco del lotto stabilisce le regole del rapporto fra vivi e morti, in quest’opera mischia le carte, giocando sul contenzioso, comico eppure drammaticamente inquietante, circa la proprietà legittima di un sogno.
Ferdinando Quagliulo passa le notti a scrutare il cielo per avere qualche buon numero da giocare; è del mestiere – appunto – perché gestore di un banco del lotto ereditato dal padre. Si può dunque comprendere quanto possa invidiare le vincite del suo impiegato Mario Bertolini.
Il giovane vince sfacciatamente ogni settimana, fino alla quaterna secca grazie ai numeri datigli in sonno dal padre di Quagliulo. Proprio questa vincita susciterà le ire di Ferdinando, che si rifiuterà di pagare la cartella sostenendo un improbabile errore umano compiuto dal defunto. Sicuro del suo buon diritto, si rivolgerà anche ad un avvocato e al parroco, nel tentativo di trovare appoggio alla sua tesi. Ma alla fine sarà costretto a fare un passo indietro.
Siamo dunque in piena farsa, brillante e godibile, appartenente alla prima fase della migliore produzione di Eduardo; ritratto di una Napoli in grado di reagire all’angoscia e alla miseria del vivere anche – e non solo – attraverso “esorcismi” e superstizioni. La figura del padre, evocata attraverso un vecchio quadro di famiglia, porta al centro della vicenda proprio questo rapporto tra ragione e fede nella bontà dei morti, intenti - appunto nella credenza popolare - a seguire le sorti dei cari ed altrettanto ad influenzare la vita di chi mostra irriverenza nei confronti delle loro volontà. Nella sua incrollabile fiducia in un aldilà benevolo e giusto, Quagliulo chiederà proprio aiuto alla buonanima, ottenendo piccole disgrazie ai danni del giovane malcapitato intento a riscuotere le vincite.
Il lotto, in questo senso, reticolo di una grande sapienza cabalistica, è forse ancora più napoletano del presepe; è il sogno a buon mercato, il grande avvenimento del sabato pomeriggio. Qualcuno ogni tanto esulta. Per altri non è una tragedia. Si può ritentare l’indomani e continuare a sognare, alimentando così la paziente rassegnazione e l’ozio colpevole.