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Autori - Eduardo De Filippo

Eduardo De Filippo

a cura di Vincenzo Albano

 

Ogni tentativo di dare alla vita un qualunque significato è Teatro.

E. De Filippo

 

 

Questi fantasmi!

Scritta nel 1946, in tre atti, la commedia fu rappresentata nello stesso anno al Teatro Eliseo di Roma dalla Compagnia “Il teatro di Eduardo con Titina De Filippo”, con la regia dello stesso Eduardo. Nel 1954 Eduardo dirigerà l’omonimo film con Renato Rascel protagonista, per poi debuttare a Parigi l’anno successivo (7 giugno 1955) al Teatro Sarah Bernhardt in occasione del Festival Internazionale d’Arte Drammatica. Nel 1956, ancora a Parigi, al Vieux Colombier, va in scena Sacrès Fantômes, per la regia dello stesso Eduardo, con Henry Guisol e Rosy Vartre. Ne vengono fatte inoltre due messinscene televisive, rispettivamente nel 1956 e nel 1962 (anno, quest’ultimo, di una lunga tournée in Polonia, Ungheria, Austria e Urss insieme a Filumena Marturano, Il Sindaco del Rione Sanità e Il berretto a sonagli). Nel 1981 la commedia viene riproposta da Enrico Maria Salerno e nel 1991-92 dalla compagnia di Luca De Filippo per la regia di Armando Pugliese.
È la seconda opera in tre atti del periodo post-bellico. La guerra è sì finita, ma i fantasmi tornano ad inquietare la vita di chi cerca di salvarsi senza chiedersi di chi sia lo scheletro che esce dall’armadio, a chi appartiene il denaro che miracolosamente si moltiplica e, finché la pancia è piena, non ha intenzione di chiarirsi di chi sia la mano che gli colma il piatto. Una tragedia moderna insomma – come dichiara lo stesso Eduardo – che deflagra ancora una volta del potere degradante della miseria, della capitolazione di sentimenti e valori morali e di un mondo che procede irreparabilmente sulla strada dell’ipocrisia, della materialità, dell’accumulo.
La vicenda narrata è quella di un debole, di uno sconfitto, Pasquale Lojacono, che dopo aver tentato invano di assicurare a sé e alla moglie un minimo di stabilità economica, si è ridotto a vivere di espedienti. Con la giovane moglie Maria, si trasferisce in un enorme appartamento all’ultimo piano di un palazzo napoletano del Seicento, che il proprietario gli consente di abitare gratis volendo sfatare le dicerie sulla presenza di spiriti nella casa. Tutto all’insaputa di Maria.
Ascoltando i racconti del portiere, della sorella di quest’ultimo e del “dirimpettaio” di casa, tale professor Santanna, Pasquale inizia a credere nell’esistenza degli spiriti; pertanto, imbattendosi in Alfredo, l’amante della moglie, lo scambia per un fantasma. I regali di quest’ultimo consentono alla coppia di vivere in un certo benessere e, visti i benefici, Pasquale non si pone troppe domande. L’equivoca situazione diventa tuttavia sempre più inbarazzante, a punto che Maria, non tollerando più la connivenza del marito, decide di abbandonarlo; a sua volta però Alfredo, dopo la denuncia di adulterio dei suoi familiari, decide di tornare con la moglie, privando dei regali il povero Pasquale, lasciandolo nella diperazione più totale. Riesce tuttavia a rivedere il suo fantasma benefattore, ritornato per fuggire con Maria, e gli rivela il suo amore per la moglie e la pena segreta di non poterle garantire una vita dignitosa. Commosso per la triste confessione, Alfredo gli lascia un pacco di banconote e scompare per sempre dalla loro vita.