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Raffaele Viviani - Il cinema

Raffaele Viviani

a cura di Nunzia Acanfora


E ce ne stanno fatiche...

R. Viviani

Torna Viviani, ma senza voce

Il suo unico film muto
Il drammaturgo assieme alla sorella Luisella protagonista nel 1912 di Un amore selvaggio

Alla rassegna del Cinema Ritrovato, organizzato dalla Cineteca comunale di Bologna, si è assistito all'attesissima proposta dell'unico film del periodo del muto in cui possiamo veder recitare Raffaele Viviani. Si tratta di Un amore selvaggio prodotto dalla Cines nel 1912, ritrovato e restaurato in una versione olandese dal Nederland Filmmuseum. Fino a oggi l'unico film in cui è presente Raffaele Viviani era La tavola dei poveri diretto da Alessandro Blasetti nel 1932, all'inizio del sonoro. La proiezione bolognese ha fatto giustizia di molte voci riguardanti Raffaele Viviani nel periodo del cinema muto e perfino di alcune imprecisioni contenute nei principali repertori cinematografici che datano l'attività per lo schermo di don Raffaele nel 1909. Ma la circostanza più importante è che, per la prima volta, si è potuto ammirare Raffaele Viviani e (cosa altrettanto importante) la sorella Luisella in una pellicola di cui si erano perse le tracce. Un amore selvaggio, di cui non è chiara la paternità, nel senso che non sappiamo tuttora il nome del regista (forse lo stesso Viviani oppure - come sostiene Vittorio Martinelli - Guazzoni), è una breve storia di 25 minuti ambientata in un clima rurale e girata prevalentemente in esterni. L'ambientazione dovrebbe essere la Sicilia, ma l'opera fu girata con molta probabilità nei dintorni di Roma. Lo confermano due particolari: la collocazione della Cines, che operava a Roma e uno sfondo di una scena iniziale in cui è possibile intravedere un acquedotto romano. La storia è abbastanza semplice, incentrata su un amore non corrisposto di Luisella per il figlio del fattore e complicato dal carattere ribelle del fratello che interpreta un bracciate alquanto indocile. Per questo motivo viene cacciato, in malo modo, dal fattore. Luisella, respinta dall'uomo di cui era innamorata, induce il fratello a vendicarsi accusando il figlio del fattore di averla insidiata. L'ultima scena vede il duello rusticano tra i due uomini, interrotto in extremis dal ripensamento di Luisella che corre a fermare la mano del fratello. Come si vede, è una trama ricavata dal teatro popolare napoletano dell'epoca. La recitazione è sanguigna, ricca di espressività e di carattere. Anche se prodotto da una casa cinematografica romana, la pellicola si può inserire tranquillamente nel filone del miglior cinema napoletano di carattere "realista" (da cui deriva, secondo alcuni, il neorealismo del secondo dopoguerra). I personaggi principali sono i fratelli Viviani che, presumibilmente, sfruttavano per lo schermo la popolarità che avevano conquistato sulle tavole del palcoscenico. Lo testimonia la stessa introduzione del film, dove si vedono i volti dei protagonisti presentati l'uno accanto all'altro, come in una locandina teatrale. Raffaele, come nel resto del film, conserva l'abito di scena di tante sue interpretazioni con il caratteristico berretto da marinaio (che naturalmente non è molto intonato con una vicenda campagnola, ma è una caratteristica del Viviani attore teatrale). La trama, la recitazione, i personaggi e perfino alcuni particolari scenografici sono "teatrali", come del resto era tipico di un certo filone cinematografico del tempo. Tuttavia, la pellicola denota alcuni accorgimenti del linguaggio cinematografico che ne fanno un documento importante della produzione dell'inizio degli anni Dieci. La collocazione in esterni "reali" e non ricostruiti in un teatro di posa, il viraggio di alcune scene di color seppia, per caratterizzare gli interni, e di colore blu, per gli esterni, il tentativo (riuscito) dei due fratelli di imprimere alla loro recitazione una valenza adatta al cinema che si disancorasse dalla iniziale matrice teatrale, una gestualità caricata che si integrava con le espressioni facciali e il linguaggio del corpo. Insomma, anche solo da questo unico film sopravvissuto del periodo del muto di Viviani, possiamo ad un tempo rallegrarci da aver (ri)trovato un interprete autorevole e originale del realismo cinematografico e dolerci che non siano sopravvissuti gli altri due film che sappiamo interpretò per la Cines, sempre nel 1912: La catena d'oro e Testa per testa in cui si presenta nei panni di un sanculotto della Rivoluzione francese. Ma forse la vera rivelazione di questi 25 minuti di immagini in movimento è Luisella che interpreta il personaggio di maggiore spessore psicologico intorno a cui ruota tutta la vicenda. Dimostra una straordinaria capacità di mutare i registi della recitazione passando da un estremo all'altro con incredibile facilità (donna innamorata, donna vendicativa, donna pentita). Il fratello Raffaele, più giovane di Luisella e allora appena ventitreenne, riesce a tenerle testa, dal punto di vista della recitazione e della presenza scenica; e questo è senz'altro un merito non indifferente. Altro particolare non secondario è l'amalgama che altri attori di contorno hanno con i due protagonisti (soprattutto nella scena della rissa all'osteria) suggerendo l'ipotesi che si tratti degli stessi attori della loro compagnia teatrale, in grado di integrarsi perfettamente con tempi e con i modi della recitazione dei fratelli Viviani anche in una trasposizione cinematografica. Chiunque sia stato il "regista" (un termine che allora non esisteva), viene da pensare che la sola presenza di Raffaele e Luisella Viviani, con l'aggiunta di qualche altro attore della loro compagnia, bastavano a formare quasi per intero il cast di una qualsiasi opera cinematografica del periodo. Vittorio Martinelli, l'infaticabile scopritore di gran parte del cinema muto, a cui si deve lo studio e la valorizzazione di un'epoca che prima della sua opera era quasi del tutto ignorata, aggiunge altri elementi che accrescono il valore della scoperta del Viviani cinematografico. I suoi film non erano confinati a Napoli o nel resto del sud ma giravano per il mondo. Una recensione su un giornale inglese parla di Viviani in questi termini: "a wonderfully strong and realistic performance, fierce and almost terrible in its intensity". Ma Martinelli ha in serbo un'altra grossa sorpresa, anche se non lo dice chiaramente: l'identificazione e forse il ritrovamento di un altro film di Viviani: Testa per testa. La scoperta del Viviani del muto continua.

Pasquale IACCIO, "Il Mattino", 30 luglio 2005.